Il Setter Inglese

 

Scrivere oggi una monografia del Setter inglese, specialmente in Italia, è quanto scrivere esclusivamente del setter così detto Laverack o Llwellin, a manto blue belton o lenone belton, che ha sopraffatte ormai tutte le altre varietà, un tempo stimate e ricercate.
Chi ricorda più oggidì, i Setter di Neuvorth Castle e di Featherstone Castle a manto bianco e marrone (Liver and White)? O quelli di Lord Lovat e del Conte Southesk a manto bianco e nero fuocato, o nero corvino di Lord Ossulston?. se per caso un qualche cane di tale manto facesse capolino nel ring delle nostre esposizioni, gli spettatori meravigliati si chiederebbero l'un l'altro:" Che razza di cani sono questi?" e se il giudice avesse l'ardire di premiare un Setter nero unicolore non so in qual modo riuscirebbe a salvarsi dalle critiche beffarde.
Eppure lo stesso Laverack ha scritto, confrontando questa antica razza col tipo moderno:."Ho visto la maggior parte delle razze di una volta, e siccome le ho osservate e studiate con la massima attenzione, ricordo molti tipi assai superiori a quelli che si incontrano oggi. Tale decadimento fu cagionato in parte dalla noncuranza dello sportsman moderno e in parte dalla moda attuale di cacciare senza cani."
Egli aggiunge (pro domo sua?!):
" Farò osservare che se non avessi conservata pura la razza del "blue belton", questa rarissima ed antica famiglia sarebbe assolutamente degenerata come le altre".
Possiamo aggiungere dal canto nostro. Peccato che questa splendida razza alla cui purezza il Laverack consacrò tutta la sua straordinaria intelligenza di allevatore e di cacciatore, sia stata dopo di lui tanto manomessa che non è lontano il giorno in cui il suo nome sparirà per essere rimpiazzato da quello più generico di blue belton o lemon belton, come fu dei Gordons, un tempo i più stimati fra i setter, diventati oggi semplicemente dei nero fuocato (black and tan).
Ci occuperemo dunque di esclusivamente, in questo breve studio dei setter inglesi, del così detto setter Laverack; ma crediamo che sarà bene prima spendere due parole intorno al creatore della razza: Edward Laverack ed al suo emulo Purcell Llewellin, al quale Laverack dedicò il suo libro sul setter con queste nobili parole.
" A R.S: Purcell Llewellin, che ha fatto ogni sforzo e si sforza tuttora, non risparmiando né spese né fatiche, di portare il setter alla perfezione, questo libro è dedicato dal suo amico sincero e profondo ammiratore Edward Laverack".
Premettiamo però ancora una volta che, dicendo del setter Laverack, intendiamo sempre parlare del setter inglese in genere; e lo facciamo per renderci maggiormente comprensibili dal lettore per il quale la varietà tutta è compendiata in quel nome, che dovrebbe invece designare unicamente la qualità di sangue introdotta e coltivata da Laverack. Ma Laverack è morto ed i suoi setter, come famiglia pura e vergine di incroci, sono ugualmente estinti. Il Laverack puro, in una parola, è un animale che più non esiste purtroppo.
Ben pochi sanno che, in origine, Laverack non era che un modesto calzolaio: Una cospicua eredità, avuta in gioventù, gli permise di dare un calcio al commercio delle calzature per dedicarsi interamente alla sua passione dominante: la caccia e i cani.
Visse per molti anni isolato, segregato quasi dal mondo, nei moors della Scozia, cacciando la grouse e l'altra selvaggina, scortato sempre dai suoi setters. Fu solo in età avanzata, quasi cadente, che presentò per la prima volta i suoi cani all'esposizione di Birmingham. La sua apparizione fece chiasso, come i suoi cani, subito apprezzati, fecero tabula rasa di tutte le premiazioni. Ma, come accade sempre, non mancarono gli invidiosi, specialmente fra gli ammiratori del Gordon, allora all'apogeo della sua gloria. La guerra accanita, però, non approdò a nulla; i meriti di Laverack si affermarono, in modo talmente indiscutibile, da chiudere la bocca ai loro detrattori. A ciò contribuì molto anche la pubblicazione del pedigree dei suoi cani che fece il Laverack; cosa insolita a quei tempi e che produsse enorme impressione giacché fu provato così, e documentato, che la razza era stata allevata pura durante il periodo di oltre quarant'anni.
Purcell Llewellin fu uno dei primi proseliti del Laverack e si diede a tutt'uomo, non badando a spese che gli consentivano la sua posizione finanziaria, per aiutarlo a raggiungere la perfezione. Egli si procurò i migliori campioni mai esistiti: Countess, Nellie, Daisy ecc. che non ebbero competitori né alle esposizioni né ai fields.
Essendosi accorto, però, che col continuato sistema di allevamento "in and in" la razza cominciava a peggiorare, egli si applicò, e vi riuscì, a correggere le parti indebolite con una giudiziosa immissione di altro sangue, tanto da conservargli tutte le preclari sue doti. Chi può vantarsi, oggi, di possedere un Laverack o un Llewellin puro? Nessuno, credo, neppure in Inghilterra: Nei primordi della mia carriera ricordo di averne veduto, da noi, qualche esemplare, importato direttamente dal Canile Llewellin, da quell'appassionato seteria che fu G. di A.Ronchetti ma, ormai, nessuno può vantarsi di possedere quel sangue così pregiato; e l'appellativo di setter Laverack potrebbe, credo, essere cancellato dall'elenco delle varietà canine per venire surrogate esclusivamente da quello primitivo e generico di setter inglese.
Comunque, i così detti setter Laveracks blue belton o lemon belton, sono i soli pregiati da noi e i soli che figurano nelle nostre esposizioni e alle nostre prove sul terreno. Dei neri unicolore, marrone unicolore o bianco e marrone, si può dire che la maggior parte dei nostri cacciatori non sospettano neppure l'esistenza o li ritengono spregevoli bastardi.
Nei Setters inglesi, come purtroppo in quasi tutte le razze canine da ferma, si sono andate formando due divisioni distinte e marcatissime in certe loro forme che chiameremo decorative, perché le forme fondamentali e caratteristiche della razza devono sempre rimanere invariate. Queste divisioni sono: i cani da esposizione e i cani da lavoro o da field. Nei primi si va ricercando e selezionando la avvenenza più che la solidità delle forme, la finezza e la lucentezza del pelo, in assoluta opposizione con il lavoro che il cane deve fornire. Nei secondi, al contrario, tutti gli sforzi dell'allevatore si concentrano nella solidità delle forme, nell'ampiezza e nella profondità del petto, nella brevità delle reni, nella forza e nella elasticità dei mezzi di propulsione; nelle doti, insomma, capaci di produrre la massima velocità accoppiata alla maggiore resistenza, relegando in seconda linea le doti appariscenti ed esclusivamente decorative della prestanza del pelo setaceo e lucente e delle parvenze ammaliatrici.
Le prime di queste doti, accoppiate alle seconde, produrrebbero evidentemente la perfezione; perfezione più unica che rara, ma confesso che io, ogni qualvolta ebbi l'onore di fungere da giudice in una esposizione, ho sempre anteposte le doti dei secondi alle doti dei primi, pure tenendone il dovuto conto, perché a parer mio, più che cane da salotto il setter deve essere anzitutto cane da lavoro.
Per descrivere le forme del setter inglese, non credo di poter fare di meglio che attingere alla migliore fonte che è quella data, dopo cinquant'anni di studi e di esperienza dallo stesso Laverack:
La testa, dunque, dovrà essere lunga e preferibilmente leggera, senza esagerazione però. Il naso grosso, dalle narici nere, umide, fredde e lucenti; leggermente depresso al centro, largo, sviluppato verso le narici che saranno larghe e bene aperte.
Occhio vivace, grande, intelligente e dolce. Di colore bruno più o meno carico a seconda del colore del pelo.
Orecchio attaccato ingiù e aderente alla guancia, piuttosto largo e arrotondato, flessibile e di pelle sottile.
Il collo magro ma muscoloso, l'incollatura leggermente arcuata, il punto di congiunzione con la testa bene marcato; vicino alla spalla il collo sarà più largo e robusto, senza giogaia ma con forma elegante che denoti la razza.
Le spalle sono una delle parti più importanti: dovranno essere poste all'indietro, cioè molto oblique, il più sarà il meglio; le spalle diritte sono da ripudiarsi.
Le reni saranno corte ed orizzontali: il cane più corto di reni, dalla spalla alla congiunzione col treno posteriore, sarà quello dotato di maggiore potenza e maggiore forza.
Il torace di preferenza ampio ed il petto profondo, le costole rotonde e salienti; un cane dal torace stretto mancherà di fondo e non potrà resistere a lungo.
L'anca bene piegata, bene curvata, le più piegate sono le migliori perché in esse risiede la forza di propulsione.
L'avambraccio forte, ben fornito di muscoli; il gomito basso; la gamba corte, nervosa e diritta.
I piedi stretti e compatti. Il piede da preferirsi è il piede di lepre, in forma di cucchiaio, tale forma permette al cane di poggiare sul suolo con la pianta, non con le dita: queste dovranno essere protette dal pelo che crescerà frammezzo.
Le articolazioni le più piegate sono le migliori. L'attitudine strisciante è lo scopo che si deve raggiungere perché questa denota maggiore potenza di molla a leva.
La coscia, cioè la parte compresa tra l'anca ed il garretto, lunga e ricca di nervi.
La coda dovrà essere attaccata alta in linea perfetta con le reni: di lunghezza media; i peli diritti; leggermente ricurva in forma di scimitarra, ma senza alcuna tendenza a rialzarsi a mo' di gancio. Il pennacchio dovrà iniziare un po' al di sotto della radice della coda, andare crescendo sino alla metà per andare poi assottigliandosi gradatamente sino alla estremità. Il pelo ne dovrà essere lungo e lucente, dolce e fine come seta.
Il pelo iniziando dall'occipite, sarà leggermente ondulato, lungo e morbido, con tendenza a dividersi alla base del collo. Un setter non ha mai troppo pelo.
Tanto alle cosce come alle gambe anteriori, quasi sino ai piedi, il pelo dovrà essere folto e lungo; non se ne lamenti mai l'abbondanza purché sia dolce e lucente.
Nella sua cerca il setter sarà ardito, rapido e spigliato. La testa alta e la coda bassa, percorrerà il terreno in ogni senso, caccerà senza gelosia, sarà pieghevole e cambierà direzione con la rapidità del lampo. In ferma dovrà rimanere immobile e rigido come una statua.
Quanti ne abbiamo, ora in Italia, di setter inglesi che corrispondano o si avvicinino a questa descrizione?
Pochini, purtroppo.La razza va, a poco a poco, deperendo da noi e ne attribuisco la causa alla deficienza di femmine alte e robuste. Gli allevatori si affannano ad importare degli stalloni, sperando con questi di rialzare e rinvigorire il tipo, senza riflettere che la fattrice ha anch'essa la sua parte - e non indifferente - nella trasmissione delle forme. Di veramente tipiche non ne rammento, mentre scrivo, che tre: Camp, Mia, Eglantine du Carrat, blue belton e Pretty Girl, lemon belton del Marchese Gerini. Più numerosi sono i buoni stalloni che abbiamo o che abbiamo avuti; e fra altri : Aldon Tam, Young Simonian, Earl of Moria, diventato Zimmermann del Trasimeno, Mallwyd Duck, King, tutti blue belton; e Raps, Sky di Tregolo, Folletto of le Maschere, Sport Lemon Chic morto giovanissimo, Lingfield Royal; lemon belton.
Ad ogni modo, però, predominano, alle nostre esposizioni i cosi detti SETTERINI bassi di statura, dalle forme delicate e mingherline, lontani assai dal possedere la potente ossatura e la forte nervatura richieste in un cane chiamato a fornire un lavoro veloce e sostenuto.
Dobbiamo confessare però che la razza è, ad ogni modo, assai meglio rappresentata sinora in Italia, che quella dei nero fuocati e degli irlandesi, pure pregevoli assai anch'essi, al miglioramento dei quali sappiamo che vanno dedicandosi alcuni coraggiosi e intelligenti allevatori dei nostri.


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