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Se difficile, pur non lesinando in quattrini, è oggi giorno l'acquistare un buon cane da caccia, sarebbe vana ricerca il pretendere un soggetto distinto, come vorrei dire dei bracchi di gran taglia, poiché tratterebbesi semplicemente d'un sogno quasi irrealizzabile.
Nel 1881 s'iniziarono in Italia le Esposizioni Canine e qualche ottimo tipo che desse speranze ad un miglioramento della razza, non faceva difetto, ma i fatti non corrisposero all'aspettativa, coll'aumentare delle mostre diminuirono i tipi classici e siamo debitori agli assennati e fermi propositi di qualche perseverante ed intelligente allevatore, se superiore a mal basati concetti e a critiche, seppe gelosamente conservare qualche reliquia di pregio e valore: Non sono forse rari gli esemplari di questa razza della Valle Padana?Chi non rammenta, ai beati tempi dei nostri padri, quei bei bracconi dalla forma pura e maestosa, dalla bella testa incorniciata da lunghe orecchie sottili accartocciate e flosce graziosamente cadenti, dalla coda orizzontale e corretta, dall'insieme robusto ed elegante, che facevano di questo tipo uno dei più pregiati ed apprezzati rappresentanti della razza bracca, e che mercé la loro nobile origine non smentirono mai d'essere eccezionali
beccaccinisti?
Attualmente chi potrebbe competere con gli esemplari perduti quali Pio, Oscar,
Faust, Coeur ed altri del Sig. Silva. Leo del Cav. Ferdinando Delor, Ciccio e Midel del sig.
Pedrazzini, Weiss del Dott. Scalini, Leda III del Conte Carignani, Tell IX del sig. Lazzati nonché Eva, Waterloo, Tebro II e tanti altri i quali erano tipi quasi preferiti del grande bracco?
Il Kennel Club Italiano fu costituito nel 1882, allo scopo del miglioramento delle razze canine in Italia; dopo varie ed incerte sorti, grazie alla competenza ed al forte volere del Cav. Ferdinando
Delor, l'istituzione venne risollevata ed avviata a generali simpatie, e giustamente si meriterebbe ogni miglior appoggio e fortuna, e sono d'avviso che, con lieve ritocco nel lato (dirò) tecnico del vigente regolamento e col generalizzare in questi tempi di corrente popolare la facilitazione di far parte del sodalizio con modeste annualità, si otterrebbero risultati e vittorie insuperate e riconoscenza da parte dell'intera famiglia cinofila.
A quale linea di condotta deve attenersi un allevamento se un soggetto premiato oggi con meritata distinzione, viene domani squalificato, con coronamenti d'ingiusti mostruosi difetti? Gli esempi sono odiosi ma giustificano i fatti.
A diversi concorsi constatai essere preferito il tipo dal complesso forte, nervoso, armonioso, dalla conformità cranica leggera, gentile, a prominenza pronunciata caratteristica, al bracco tozzo, massiccio dalla testa rotonda e generica, e ciò credo sia giusto; al contrario altro giudice simpatizza per il bel testone a zucca, dalle orecchie a foglia di cavolo, ecc. eccelse prerogative che l'innalzano ad auree distinzioni denigrando il primo tipo quale ibrido soggetto dalla testa di montone, del grande segugio da presa.
Non disperdiamoci fra le simpatie per le diverse tinte del mantello e la maggiore o minore opportunità degli speroni ed altro. Caso tipico umoristico e fortunatamente isolato fu la volta che l'unità di peso detronizzò la misura di lunghezza, e si constatò che i bracchi pesanti vennero classificati per leggeri e viceversa.
Il giudice assennatamente e giustamente, squalificò la classificazione, e parecchi espositori si videro sfumare il paziente lavoro di un paio d'anni di cure e preparazione, per l'edificante trovata di veder equiparati i propri bracchi a tanto carname suino.
Queste analogie, incoerenze e confusioni non furono al certo incentivo, coefficiente e sprone ad incoraggiamento; non si fece altro che correre l'alea d'aver dei bracchi di puro e semplice nome e null'altro
Concludendo: lasciamo da parte il preconcetto di creare, correggere e modificare i tipi, ad eccezione di qualche assennata selezione unita ad un regime ricostituente della fibra, atto a rinvigorire la razza.
Custodiamo e proteggiamo con gelosia quanto ancor ci resta; e rammentiamoci che voler modificare uno stile, vuol dire deturpare, confondere, svisare ed ingannare il classicismo e la realtà, con quali vantaggi i fatti luminosamente dimostrano, appoggiamo strenuamente e giustamente incoraggiando i ben pochi allevatori che da un trentennio, non guardando a sacrifici d'ogni sorta, grazie alla loro intelligente passione e fermezza seppero imporsi e salvare qualche più che raro, unico esemplare.
Il Kennel istituisca una pubblicazione con dati e punti scheletrici, figure a tavole colorate riflettenti la caratteristica delle diverse razze in modo di proteggere, conservare e migliorare il complesso del soggetto, che personifichi l'idealità della perfezione; ciò sarà di doppio vantaggio sia per l'esaminatore che per l'allevatore, il quale non avrà altra preoccupazione che rivolgere i propri intenti al raggiungimento d'un tipo a basi matematiche ed esemplarmente a confronto di classica modellatura
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