La morte del Cav. Ferdinando Delor
tratto da 
Il Cacciatore Italiano - Rivista Cinegetica

Anno XXVII Gennaio 1913 Num. 4

Il Cacciatore Italiano
Rivista Cinegetica

Settimanale illustrato di caccia, cinofilia, uccellagione, tiro al volo, pesca, ecc.

**** Direttore: E. Talè**************************************Redatt.Capo: A. Castelli****

LA MORTE DEL CAV. FERDINANDO DELOR

Nel pomeriggio del giorno 20 gennaio si è spento in Vigevano il Cav. Ferdinando Delor dei marchesi di Ferrabouc. La notizia, benché, per chi conosceva le gravi condizioni in cui versava la sua salute, non dovesse giungere inaspettata, cagionò tuttavia nella nostra famiglia giornalistica un senso di sorpresa angosciosa; il pensiero, che pur comprende e misura la dolorosa ineluttabile necessità, non può arrendersi d'un subito alla triste evidenza, ricalcitra, si arretra smarrito, incapace, quasi, di indursi a considerare come una realtà attuale e presente quella possibilità che si era abituata a temere e perciò respingere indefinitamente nel tempo.
Benché da anni preda di una implacabile malattia e da più di un anno impossibilitato a lasciare il letto, la sua attività intellettuale non si era punto illanguidita, ne si era spento l'interesse caldo ed entusiastico con cui seguì sempre le vicende della cinofilia in Italia, e discusse, con competenza unica, le difficili ed appassionanti questioni tecniche che le si riferiscono. Chi ebbe ad avvicinarlo in questi ultimi tempi, restò ammirato e stupito della inflessibile prodigiosa tempra di quell'uomo dal viso distrutto, nel quale solo gli occhi vivevano di una vita intensa, ma che una resistenza così eroica opponeva al male che lo minava. Fino, si può dire, ad ieri continuò a dettare quei suoi sobrii, rapidi, lucidissimi articoli, schivi di ogni lezia rettorica, che, con seguace e rispettosa simpatia di discepoli, tanti solevano aspettare con desiderio impaziente!
Ora è morto papà Delor; è passata anche questa mite e pur tanto dignitosa figura, la figura forse più rappresentativa che nello sport cinegetico abbia avuto l'Italia; il giudice imparziale, l'intenditore senza pari alla cui incoraggiante benevolezza tutti, nell'incertezza, potevano correre con confidente sicurezza, se ne è andato per sempre; invano cerchiamo intorno a noi chi colmi il vuoto ch'egli lascia: nessuno, forse, unisce ad una competenza diretta pari alla sua, il suo attivo e comunicativo zelo di propagandista, la sua felice vena di scrittore, e, ciò che forse più conta, la sua indomabile passione.
Primo forse in Italia egli sentì la necessità di dare un'unità di indirizzo e di intenti alle forze solitarie e suddivise degli scarsi appassionati dell'allevamento canino, ai quali, additando l'esempio dell'Inghilterra dove il gusto così signorile del cane è tanto sapiente e diffuso, seppe a tempo combattere quella tendenza non ancora perduta fra noi e che fu in particolare caratteristica dei primi decenni che seguirono la nostra unificazione politica di considerarci in molte cose come in uno stato di inferiorità e di minorità in rispetto alle altre nazioni, quella specie di chauvinisme a rovescio che ci porta, forse per un eccesso di senso critico, ad esaltare tutto quello che è straniero ed a deprimere tutto quello che è nostro, a preferire, insomma, la marca estera alla nostrana.
Egli infatti, pur non misconoscendo gli altissimi pregi delle razze inglesi, seppe mettere in mostra e far valere quelle nostrane, del bracco particolarmente, la cui razza fiaccata da lunga incuria e quasi smarritasi, egli si prese particolarmente a cuore, illustrandone il passato, insegnando e praticando norme severe di selezione, determinandone i tipi, correggendone i difetti fissando ed accentuando le ottime e generose doti gentilizie che ancora in essa sopravvivevano malgrado tutto.
Questa forma di carità patria e di orgoglio nazionale che non esclude, anzi, abbraccia i più umili, che comprende in una specie di fraternità indulgente gli uomini e gli animali loro consorti in una medesima terra, che ama negli animali domestici la lunga, paziente opera dei padri che li foggiarono secondo i bisogni loro e le esigenze della loro terra, che è anche la nostra, e che ce li hanno tramandati come un patrimonio prezioso nel quale si riflette in qualche modo il genio della stirpe, come fu anche l'aspetto più simpatico e più originale.
E non bisogna credere che occorresse poca indipendenza di giudizio a proclamare i meriti dei cani continentali in un tempo in cui nella Francia stessa (che è la terra classica dello chauvinisme), tutti i cinofili - in prima linea il Bellecroix - consideravano con compatimento i cani nazionali. Noi crediamo che l'opera del Delor abbia indirettamente avuto una benefica influenza anche all'estero. Certo il suo libro sui cani, che fa parte del Manuale del Cacciatore, edito dai Frat.Dumolard, è, in fatto di cinofilia, un'opera classica e fondamentale che meritò di essere citato a modello non solo da amatori, ma da uno scienziato quale era Michele Lessona. 
Egli promosse nel 1882 l'istituzione del Kennel Club Italiano; egli promosse la famosa esposizione canina nel 1881, nella quale si modellarono tutte quelle che la seguirono di poi; egli fu il grande apostolo delle prove sul terreno. Della sua attività giornalistica rimane La Caccia, il Caccia e Corse, il Caccia e Tiri, e la feconda laboriosità prodigata alla gloriosa Rivista Cinegetica della quale fu il direttore fino alla sua fusione col Cacciatore Italiano.
Di questo declinò la direzione che gli era stata offerta, allegando alla grave età e la condizione precaria della sua salute: ci aveva però promesso una collana di articoli, dei quali non avemmo disgraziatamente che il primo: la collana rimane incompleta: l' ha interrotta, con un suo strappo sgarbato, la Morte.
Ci riserviamo di illustrare con ampiezza nei prossimi numeri l'opera compiuta dell'illustre scomparso: lavoro questo che la commozione dell'ora presente non ci concede di compiere colla necessaria serenità.

I Funerali

Il giorno 21, nel pomeriggio, ebbero luogo a Vigevano i funerali con una numerosa concorrenza di amici e ammiratori della città ov'egli visse, e di molti accorsi, specialmente da Milano, fra i quali si notavano le rappresentanze del Kennel Club Italiano, della Società Braccofila, molti rappresentanti di Società Cinegetiche, del Cacciatore Italiano e della Tipografia Agraria di Milano, del Signor Castiglioni, il fido editore della Rivista Cinegetica e di molti dei lavori del defunto.
Sulla bara parlarono il Rag. Parea in rappresentanza del Kennel Club Italiano, che illustrò con bella efficacia tutta l'opera del Delor nei riguardi del Kennel Club Italiano del quale fu l'anima e l'ispiratore; parlò poscia il Rag. Francesco Bonomi per il Cacciatore Italiano, in rappresentanza della Direzione e della Redazione, mettendo in rilievo l'affetto e la venerazione da cui l'illustre estinto era circondato e l'ultima manifestazione di stima di centinaia e centinaia di cacciatori e di cinofili che vollero presentargli una grande medaglia d'oro. Alla famiglia ed alla nostra Redazione sono giunti numerosi telegrammi di condoglianza di cacciatori e di cinofili di ogni parte d'Italia e anche dall'estero.
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Il Cav. Ferdinando Delor dei Marchesi di Ferrabouc - del fu Edouard e Zilia de Ferrabouc - era nato a Agen (Francia) il 10 Settembre 1838

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